La promessa di Arber

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La promessa di Arber

Di Christian Elia. Fotografie di Camilla de Maffei.

Una tavola apparecchiata in giardino, un bambino che gioca nel prato, un mare di ulivi che abbracciano il sole. La famiglia di Arber Gjika sembra una cartolina.

“Lo ricordo ancora perfettamente: avevo nove anni, stavo andando a scuola, per queste strade dei dintorni di Berat dove sono nato. Ho visto un frantoio: i miei vicini scaricavano le attrezzature di un frantoio e mi affascinava, mi piaceva. Credo che sia la prima volta che ho pensato: lo farò anche io”.

E lo ha fatto Arber, lo ha fatto davvero. Perché oggi la sua famiglia produce, nel rispetto delle più antiche tradizioni dell’olivocultura, l’olio extra vergine Shije Shqipitare (Sapori Albanesi), con tanto di premi e riconoscimenti in Albania e all’estero.

“Continuavo a pensarci, volevo un’azienda di famiglia che rispettasse il territorio e la tradizione. Per iniziare, però, non bastava la buona volontà e, come tanti della mia generazione, cresciuta dopo il regime, emigrare in Grecia era l’unica possibilità per mettere da parte il capitale iniziale. Qui mancava il lavoro, c’era bisogno di soldi. Ci ho messo quasi vent’anni, tra Grecia e Italia. Mi sono specializzato come meccanico, lavorando anche nel campo della verniciatura a forno, tra officine e cantieri navali. Però il pensiero era fisso: gli ulivi, l’olio, le olive, la mia terra. Continuavo a risparmiare, solo per quello e per la mia famiglia. Avevo già iniziato, in realtà, a lavorare con mio zio, a 22 anni, ogni volta che potevo, con le piante di famiglia. E dopo tanti sacrifici, abbiamo iniziato: capannone, attrezzature e adesso, dopo anni, c’è questa azienda di famiglia.”

Neanche il tempo di prendere il caffè, che si parte verso gli uliveti. Son diventate 500 le piante che Arber, sua moglie e suo zio, senza dimenticare l’aiuto che il piccolo di casa non fa mancare, cura ogni giorno. “Il periodo più intenso è l’autunno, quando c’è la raccolta, ma già da marzo iniziamo a prenderci cura delle piante, con la potatura”. Ed eccoli, tutti, con le scale e le forbici, perché le piante non si battono, ma si coccolano.

La zona di Berat, in Albania, è storicamente legata alla cultura dell’olivo e continua a essere uno dei centri principali della produzione, considerate le condizioni climatiche ideali. 
la coltivazione dell’ulivo è radicata nella cultura e nella tradizione agricola abanese dai tempi più antichi, nonostante qualche vicissitudine legata alla storia del Paese delle Aquile.

Nel 1945 erano 1,5 milioni le piante censite, il regime di Hoxha puntò molto su questo settore strategico e alla caduta dello stesso, nel 1990, erano quasi sei milioni gli ulivi in Albania. In tempi recenti, tra abbandono per lunghi anni e transizione economica, si era scesi a 4,1 milioni di piante, delle quali circa 3 milioni in produzione. Oggi, con la generazione di Arber, c’è una grande ricerca di qualità, più che di quantità.

“Grazie alla mie competenze di meccanica, riesco a far tutta la filiera da solo, mentre ho studiato da tutti gli storici maestri locali le tecniche di coltivazione degli ulivi”, racconta con orgoglio Arber, mentre guida i visitatori nel capannone collegato agli ulivi. Dove si è allargato e, co lo stesso amore, oltre all’olio di oliva si è dato alla produzione di olive da tavola. “Dove non arriviamo con le nostre piante, per la produzione, compriamo olive da piccoli produttori locali, perché non vogliamo assolutamente arrivare a una produzione industriale e ci teniamo a seguire e garantire la qualità di tutta la trafila”.

Che per Arber non si limita alla sua di produzione, tanto da aderire con entusiasmo al consorzio sostenuto da Cesvi Albania, per mettersi in rete con altre realtà della zona, per fare di Berat anche una città dell’eccellenza dell’olivocultura e non solo con i suoi splendidi monumenti.
E oggi le soddisfazioni non mancano, grazie al lavoro incessante tra fiere e master, come quello che Arber ha seguito in Italia con il grande maestro Giulio Scatolini.

Il tramonto si affaccia sugli uliveti di Arber e della zona, tutta la famiglia torna a casa.

“Amo l’albero di oliva. Non è difficile occuparsene, ma ha bisogno di attenzione, di cura, di amore. Ci vuole tanto lavoro: le malattie, gli insetti, bisogna stargli sempre dietro. Durante la stagione della raccolta chiamiamo fino a 50 persone del circondario, sia per dare lavoro sia perché tenere vive le tradizioni locali. Per il resto, anche fino a 15 persone, lavorano con noi per il packaging. Sempre della zona. Per il resto, per esempio nel periodo della potatura, ci pensiamo in famiglia. 
Si pulisce il terreno, fertilizzanti e concimi naturali, acqua con la tecnica a goccia per la massima cura delle piante. Così come raccogliamo a mano, più faticoso, ma serve per non danneggiarle. Costa un po’ di più, ma la qualità è fondamentale per noi. Ne vale la pena, perché riempie il cuore e la testa, prima ancora delle tasche.”

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