Il senso di Vrusho per la memoria

Berat
  • Identity

Ci sono assenze che raccontano più di molte presenze, vuoti che parlano più di spazi pieni. E la presenza ebraica in Albania, oggi, è più immateriale che tangibile.

Un rapporto forte lega le comunità in Israele alla memoria del ruolo svolto dalle persone in Albania per salvare i loro antenati durante la Seconda Guerra mondiale e l’occupazione nazi-fascista.
L’Albania, secondo le testimonianze, ad oggi mai smentite, non consegnò un solo ebreo ai nazisti.

Passeggiando per il centro d Berat, ai piedi della salita che porta alle meraviglie della cittadella, proprio nello spazio che esiste tra la vecchia moschea e la chiesa ortodossa sorgeva la sinagoga della città. Distrutta, ma con un ricordo che ha lasciato traccia nella storia di Berat, grazie alla perseveranza di un uomo: Simon Vrusho.

Cristiano ortodosso, Vrusho ha passato gra parte della sua vita a raccogliere i ricordi della comunità ebraica di Berat. La moglie, Angjielina, mentre prepara un caffè, accoglie i visitatori nel piccolo locale tra le botteghe per turisti, i caffè e i ristoranti di Berat. Una stanza piccola, spoglia, ma piena di ricordi.

“La sua era una vera passione, che iniziò per una gratitudine. Lui mi raccontava sempre del dottor Metakia, un medico ebreo di Berat, che salvò la vita di suo padre. Simon faceva l’insegnante di lingua alle superiori, poi passò a lavorare per il Provveditorato agli studi. Spesso era in giro, in città e nelle zone limitrofe. Ha speso venti anni della sua vita per raccogliere le memorie, intervistandoli, di coloro che avevano salvato la vita agli ebrei. Questo materiale è prima diventato un libro, che Simon ha dedicato alla memoria del dottor Matakia, poi su consiglio di un amico giornalista, è diventato anche questo piccolo museo che ha aperto al pubblico nel 2016.”

Alle pareti, scansionate come possibile, una sfilata di volti, di nomi, di storie. “Sono persone comuni”, spiega la signora Vrusho, “il farmacista e il tassista, il povero e il ricco. Pensate che questo è il vecchio imam, che adottò anche una bimba che aveva perduto i genitori, cambiandole nome perché non venisse identificata come ebrea. E lui, il pope ortodosso, procurò tanti passaporti falsi per mettere al sicuro le famiglie. La mia famiglia, che era di ballisti, di nazionalisti, che collaborarono con i nazisti in chiave anti-comunista, protessero gli ebrei, come i partigiani. Per quello non c’erano differenze.”

Grazie alla passione di Simon Vrusho oggi questa memoria resiste. “Dopo il 1991, quando cadde il regime e arrivò la fame, gli ultimi ebrei della città andarono in Israele. Alcuni di loro, i discendenti, o amici che li hanno incontrati passano di qua, si riconoscono nelle foto e nelle storie, ci sostengono. Speriamo di avere presto una sede più grade e strumenti di qualità per digitalizzare il gran lavoro di mio marito, che ha fatto tutto con i soldi della sua misera pensione”, racconta Angjielina.

E sembra che quell’aiuto sia giunto. Simon Vrusho, poco dopo l’ennesima intervista con la quale raccontava la su storia e quella del museo, è morto a febbraio 2019. Gezmend Toska, ricco uomo d’affari franco-albanese, letta l’intervista sulla stampa francese, ha promesso di finanziare il museo, un monumento in città e una sede più grande, oltre a salvaguardare quelle poche case che portano nascoste in un dettaglia la stella di David con la quale gli ebrei ornavano le loro case.

Secondo gli ultimi dati, son rimasti circa 200 ebrei in Albania e una sinagoga a Valona, dove le prime comunità ebraiche arrivarono in Albania in fuga dalla Spagna del ‘500.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Questo sito utilizza i cookie, se non ne accetti l'utilizzo alcune parti del sito potrebbero non funzionare come ti aspetti. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi