La casa del partito

Përmet
  • Identity
  • Places

Una targa, piccola, scritta rossa su pietra bianca. Un edificio minuto, anonimo, ma tenuto con cura. Una porta di legno. Sembra una vecchia scuola di campagna, o una piccola chiesa, come quelle che ci sono nei paesini di provincia.

Eppure a volte non è il volume di un edificio che riesce a raccontarti la sua storia. A volte ci sono storie che non potrebbero essere racchiuse neanche da mura imponenti.

Përmet, periferia della piccola città. Una stradina ti porta là, una chiave che arriva dal comune e che apre la porta, un passo e – all’improvviso – il tempo si ferma, come una polaroid. L’orologio del tempo segna 24 maggio 1944. A giudicare dalla foto di gruppo che venne scattata, faceva caldo, una primavera vigorosa annunciava la riscossa.

I leader comunisti albanesi, che avevano preso il controllo della resistenza armata contro le forze nazi-fasciste e avevano orami ridotto al minimo l’influenza delle forze monarchiche e cattoliche dell’opposizione all’occupazione, si radunano per disegnare l’Albania del futuro.
È qui, in una casetta che all’epoca era ancora più piccola e spoglia, che nasce l’Albania che Enver Hoxha guiderà fino alla sua morte con un pugno di acciaio, più fedele allo stalinismo di Stalin stesso.

Eppure in quella foto ci sono ragazzi, uomini e donne, che combattevano per un’idea. Abbattere la barbarie nazi-fascista, dare all’Albania un futuro che ponesse fine a un eterno medioevo, un paese di liberi e uguali.

Oggi, lentamente, quella casa è un luogo del ricordo. Non sono molti in Albania. Il rapporto dell’Albania con il suo passato è complesso, una costante altalena tra il rimosso e il rinfacciato, tra le accuse e l’oblio. Un passato che non è stato affrontato fino in fondo.

Përmet ha fatto una scelta differente. Ha riconosciuto l’importanza di questo luogo, al di là delle valutazioni politiche. Questo è stato, va ricordato. Ed è accaduto in una piccola casetta.

Il luogo non era casuale: oltre a essere lungo lo snodo verso sud che, con la grande pressione dei partigiani greci, era quello più sicuro rispetto al nord della ritirata nazi-fascista, Përmet aveva pagato un prezzo altissimo alla guerra. Ben quattro volte parti della città erano state date alle fiamme dagli occupanti. Il congresso formò il governo provvisorio, controllato dai comunisti, che avrebbe segnato il futuro del paese delle Aquile.

All’interno sono state ricostruite le panche di legno che ospitarono i partecipanti e la scrivani dei relatori. Una enorme bandiera albanese, il ritratto di Hoxha. Subito dietro, in uno stanzone, c’è tutto il resto. Documenti, vecchi giornali, vecchie foto. Sembra una metafora dell’Albania di oggi: la memoria è celata, contrapposta. Ma resiste.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Questo sito utilizza i cookie, se non ne accetti l'utilizzo alcune parti del sito potrebbero non funzionare come ti aspetti. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi